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  • Immagine del redattoreFIDC-UCT

ESTERNAZIONI A RUOTA LIBERA: GLI AMBIENTALISTI TORNINO NEL MONDO REALE!

Abbiamo avuto modo di leggere un recente comunicato a firma di alcune associazioni ambientaliste regionali, impegnate a quanto pare, a riproporre in modo strumentale, la sterile polemica tra caccia e conservazione ambientale. Il tema, questa volta, riguarda il nuovo Piano Integrato del Parco Migliarino - S. Rossore - Massaciuccoli; l’accusa, è quella che i cacciatori, non possono essere coinvolti nella definizione dei nuovi confini del parco.

Vogliamo ricordare che solo grazie al nostro operato, oggi si stanno determinando le condizioni per discutere una questione che rischiava di rimanere “sottotraccia” e destinata ad esplodere a tempo scaduto creando disagi irreparabili a migliaia di cacciatori che praticano la loro passione nel territorio interessato.


La FIDC UCT - Federcaccia Toscana Unione Cacciatori Toscani ha dunque esercitato un diritto democratico, quello della partecipazione attiva e della proposta, che non ci consegna certo l’onere della decisione (come si vorrebbe far credere) ma piuttosto quello della partecipazione al confronto e della rappresentazione di interessi legittimi. Lo abbiamo fatto nei giorni scorsi nelle nostre assemblee partecipate da centinaia di cacciatori, alla presenza dei tanti cittadini ed amministratori pubblici e lo continueremo a fare nelle prossime settimane, in trasparenza, alla luce del sole e con proposte argomentate e riscontrabili.


Ocorre ribadire che l’attività venatoria non è causa della riduzione ed estinzione di molte specie, come si vorrebbe far credere ad un lettore magari non troppo esperto di questioni ornitologiche.

La corposa documentazione scientifica esistente è infatti sufficiente a scoprire che le specie oggetto di caccia sono nella quasi totalità in buona salute mentre non lo sono quelle legate a certi specifici ambienti, che stanno scomparendo o degradando, indipendentemente dal fatto di essere oggetto di caccia. E questo perchè le cause vere, ben note, non sono certo da ascrivere alla caccia ma alla perdita e alla degradazione di certi tipi di habitat. I cacciatori, in questo contribuiscono con la loro opera, a costo zero per la collettività, alla gestione e alla conservazione di molete aree.


Lamentarsi della cessione di beni pubblici ad una corporazione che persegue interessi privati ci sembra invece molto più inerente allo stato di certe Oasi, istituite su terreni pubblici, gestite ( sempre che ciò avvenga) solo a fronte di finanziamenti pubblici per poi essere interdette al libero accesso se non previo pagamento di un biglietto all’associazione ambientalista di turno.


Puntualizzato ciò, riteniamo quindi che prima di lanciare anatemi ed accuse ingiustificate, occorre guardare al proprio interno e considerare che l’esercizio democratico della rappresentanza di interessi e di posizioni anche contrastanti non è un male per l’ambiente e per l’interesse generale.

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