DAL CONSIGLIO REGIONALE DELLA FEDERCACCIA TOSCANA-UCT UN MESSAGGIO ALLA POLITICA: NO AD ACCORDI BIPARTISAN AI DANNI DEL MONDO VENATORIO TOSCANO
- FIDC-UCT

- 1 giorno fa
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L’Associazione attende il testo definitivo, ma avverte: senza modifiche sostanziali le criticità che abbiamo evidenziato emergeranno una dopo l’altra durante la fase applicativa nei territori.
Si è riunito quest’oggi, il Consiglio regionale straordinario della Federcaccia Toscana-UCT, per fare il punto sull’iter del nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale, ormai prossimo, secondo le informazioni disponibili, al passaggio conclusivo in Consiglio regionale.
In questi ultimi mesi Federcaccia Toscana-UCT ha condotto una battaglia trasparente e partecipata argomentando contenuti tecnici e sostenendo indirizzi politici orientati alla ricerca di un risultato positivo per l’interesse generale: dalla salvaguardia della biodiversità, alla difesa della produzione agricola, alla tutela di un’attività venatoria responsabile e sociale, nel tentativo di contribuire a dotare ancora la Toscana di uno strumento di pianificazione equilibrato, condiviso e applicabile.
Al termine di un confronto approfondito, il Consiglio ha assunto una posizione netta: nessun accordo politico bipartisan può essere raggiunto a spese del mondo venatorio, neanche utilizzando la ristrettezza dei tempi come scusa per approvare un testo inadeguato e privo delle necessarie modifiche sostanziali.
In attesa di leggere il testo che sarà approvato dal Consiglio regionale nei prossimi giorni, restano le criticità evidenziate e condivise nel corso di queste ultime settimane, illustrate con puntualità a tutti i livelli di interlocuzione.
Il Piano, nella sua attuale impostazione, risente del forte condizionamento esercitato dagli interessi più radicali e populisti del mondo agricolo e dalle pressioni animaliste e ambientaliste, non restituendo quella visione laica ed equilibrata che deve caratterizzare uno strumento di programmazione faunistico-venatoria regionale.
Il Consiglio non accetta che il tornaconto politico di una chiusura rapida della discussione si traduca in un alibi per rinunciare alle modifiche necessarie. Quelle avanzate dall’Associazione non sono rivendicazioni di parte, ma osservazioni puntuali e concrete.
Federcaccia Toscana-UCT in sinergia con ANUU ed Enalcaccia, è stata l’unica Associazione ad avviare dall’inizio un approfondimento tecnico, politico e informativo serio e documentato sulle criticità del Piano, assumendosi la responsabilità di sottoporle pubblicamente all’attenzione di migliaia di cacciatori, delle istituzioni e dell’opinione pubblica.Se oggi le criticità del Piano sono entrate nel dibattito istituzionale è avvenuto grazie al lavoro di studio e divulgazione svolto a tutti i livelli dalla Federcaccia Toscana-UCT.
Il timore è che in assenza dei profondi correttivi, evidenziati dalla nostra associazione, le criticità già individuate emergeranno inevitabilmente nella fase applicativa, aprendo una stagione di tensioni territoriali e producendo conseguenze concrete e di impatto negativo sul sistema della gestione faunistica regionale.
Tra queste, il Consiglio regionale dell’Associazione richiama sul rischio di un legittimo e progressivo disimpegno dei cacciatori nelle attività svolte nell’interesse della collettività, a partire dalla prevenzione dei danni alle colture agricole e dagli interventi di controllo e contenimento della fauna selvatica, effettuati da sempre a titolo di volontariato e con grande senso di responsabilità da migliaia di cacciatori abilitati in tutta la regione.
Una eventualità non solo difficile da evitare – dopo il mancato riconoscimento istituzionale di una funzione di interesse pubblico svolta a titolo gratuito dai cacciatori – ma anche particolarmente grave in una fase nella quale l’avanzata della Peste Suina Africana richiederà una presenza sempre più capillare, responsabile e organizzata del mondo venatorio, come si vede nelle province oggi interessate dall’emergenza sanitaria. In quei territori infatti, le squadre di caccia al cinghiale e gli ATC hanno già impiegato risorse economiche proprie, per adeguare le case di caccia alle prescrizioni sanitarie e garantire una risposta tempestiva ed efficace allo stato di emergenza, con centinaia di ore di volontariato spese nella ricerca attiva e negli interventi di controllo dedicati.
Le scelte che si andranno a compiere sul futuro PFVR sono destinate ad incidere, inevitabilmente, negli equilibri consolidati da anni in Toscana. Non si può chiedere ai cacciatori di continuare a garantire gratuitamente un contributo fondamentale alla gestione del territorio e, contemporaneamente, approvare un Piano che ne mortifica il ruolo, ne riduce gli spazi di partecipazione e non tiene conto delle ragioni espresse con chiarezza in questi mesi.



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