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PER UNA NUOVA STAGIONE DELLA CACCIA IN TOSCANA

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  • 10 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Federcaccia Toscana – Unione Cacciatori Toscani riceve e condivide pienamente le riflessioni e le preoccupazioni espresse dai dott. Roberto Mazzoni della Stella e Francesco Santilli nel documento che proponiamo alla vostra lettura.


Il nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale non rappresenta soltanto un tema di carattere tecnico o amministrativo, ma apre una questione più ampia: quella del ruolo culturale della caccia, della gestione faunistica e della conservazione della biodiversità nella Toscana di oggi e di domani.


Da tempo siamo impegnati, in ogni sede istituzionale e politica, affinché il Piano venga migliorato e corretto. Ma siamo altrettanto convinti che, accanto al confronto normativo, sia necessaria una risposta culturale e progettuale capace di riaffermare con forza il valore della gestione conservativa della fauna selvatica e il contributo che il mondo venatorio offre quotidianamente alla tutela del territorio, degli habitat e della biodiversità.


Sono valori imprescindibili, fondati sulla conoscenza scientifica, sull'esperienza maturata sul campo e su una gestione responsabile delle risorse naturali. Valori che riteniamo indispensabili per contrastare una visione sempre più diffusa, spesso distante dalla realtà dei territori, che riduce il rapporto con la fauna selvatica a un approccio esclusivamente emotivo, ignorando il ruolo della gestione e della conservazione attiva.


Per questo invitiamo tutti a leggere e condividere questa riflessione, nella convinzione che il futuro della caccia passi dalla capacità di costruire una cultura della conservazione e della gestione faunistica moderna, credibile e scientificamente fondata.


Di seguito l'articolo:


Il Piano Faunistico Venatorio Regionale approvato dalla Giunta Toscana il 25 maggio 2026 segna un passaggio politico e culturale senza precedenti. Per la prima volta, infatti, un atto di pianificazione regionale assume esplicitamente un'impostazione protezionista, come rivendicato dalla consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Irene Galletti, che ha parlato apertamente di un cambio di paradigma e di una messa in discussione della figura del cacciatore come tutore dell'ecosistema e della biodiversità.


Sitratta di una novità significativa anche perché maturata all'interno di una Regione che, fin dalla sua nascita, ha sempre mantenuto un rapporto di dialogo e collaborazione con il mondo venatorio, riconoscendone il valore storico, culturale e sociale.


La caccia, infatti, è parte integrante della storia della Toscana. Dall'editto del Granduca Pietro Leopoldo del 1782 che abolì i privilegi feudali ed estese il diritto di caccia a tutti i cittadini, fino ai giorni nostri, essa ha attraversato trasversalmente tutte le classi sociali, coinvolgendo contadini e aristocratici, cittadini e proprietari terrieri, personalità illustri come Giacomo Puccini e Gino Bartali. La stessa Toscana è stata spesso un laboratorio d'avanguardia nella legislazione venatoria nazionale.


Le associazioni venatorie hanno già espresso le proprie critiche al Piano, evidenziandone contraddizioni e avanzando proposte di modifica. Resta da vedere quale sarà l'esito del confronto con il Consiglio regionale. Tuttavia, accanto alla battaglia istituzionale, emerge la necessità di una risposta culturale capace di confrontarsi con le istanze animaliste, protezioniste e ambientaliste che stanno guadagnando spazio nel dibattito pubblico.

La chiave di questa risposta può essere individuata nel concetto di conservazione.


Protezione e conservazione non sono la stessa cosa. La prima tende a escludere ogni forma di utilizzo della risorsa naturale; la seconda ne ammette un uso responsabile e sostenibile, finalizzato a garantirne la permanenza nel tempo. Così come un bosco può essere gestito e utilizzato senza comprometterne il futuro, anche la fauna selvatica può essere oggetto di una gestione conservativa che ne assicuri l'equilibrio e la continuità.


È proprio sul terreno della caccia conservativa che il mondovenatorio può rilanciare la propria funzione sociale e ambientale. Non limitandosi a difendere il passato, ma proponendo una visione moderna della caccia come strumento di gestione, tutela della biodiversità e governo del territorio.


Per questo sarebbe auspicabile che tutte le associazioni venatorie toscane, superando divisioni e particolarismi, promuovessero già dal prossimo autunno una grande giornata unitaria di riflessione e proposta. Un'occasione per affermare con chiarezza che il futuro della caccia passa dalla conservazione: non una resa alle istanze protezioniste, ma una risposta più forte, credibile e culturalmente avanzata.


Roberto Mazzoni della Stella

Francesco Santilli


26 giugno 2026

 
 
 

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