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CINGHIALE, BRACCATA E GESTIONE: DA MASSA MARITTIMA UNA RIFLESSIONE SUL FUTURO

Immagine del redattore: FIDC-UCT
FIDC-UCT
40 minuti fa
Tempo di lettura: 6 min

La presentazione de "Il Cinghiale Italiano" rilancia il valore delle squadre organizzate, della conoscenza della specie e di una gestione differenziata del territorio come sistema virtuoso anche per la selvaggina nobile stanziale.


La presentazione del libro "Il Cinghiale Italiano", svoltasi ieri a Massa Marittima nell’ambito della partecipata iniziativa organizzata da Federcaccia Toscana-UCT insieme alla Sezione provinciale di Grosseto, ha offerto l’occasione per sviluppare una riflessione più ampia sul futuro della gestione del cinghiale e sul ruolo positivo della caccia in braccata.


Ad aprire l’incontro i saluti della consigliera regionale Lidia Bai, già sindaca di Massa Marittima, intervenuta portando anche il saluto dell’Amministrazione comunale, e del Presidente provinciale FIDC-UCT Grosseto Gaetano Zambrini.


L’introduzione del Presidente regionale Marco Salvadori ha messo subito in relazione i contenuti del volume con l’attualità della gestione faunistica e con la fase applicativa del nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale. Salvadori ha richiamato il valore della conoscenza della specie, il ruolo della caccia in braccata e delle squadre organizzate, sottolineando come proprio l’esperienza maturata nella gestione del cinghiale dimostri l’efficacia di modelli costruiti sulla vocazionalità dei territori e su interventi differenziati in funzione delle caratteristiche delle diverse aree. Un principio destinato ad assumere un ruolo sempre più importante non soltanto nella gestione del cinghiale, ma anche in quella della piccola fauna stanziale, dove il nuovo PFVR introduce una classificazione territoriale per differenti livelli di vocazionalità.


Al di là del valore storico, scientifico e culturale dell’opera, proprio i contenuti del libro hanno consentito di affrontare alcuni aspetti di grande attualità per la gestione faunistica.


Ne emerge innanzitutto una difesa argomentata della caccia in braccata, non soltanto come espressione della tradizione venatoria toscana, ma come forma di caccia che conserva una propria utilità ed efficacia gestionale. La conoscenza della specie, anche dal punto di vista biologico, dei suoi comportamenti e delle dinamiche delle popolazioni si accompagna infatti al patrimonio rappresentato dalle squadre organizzate di caccia al cinghiale.


Una risorsa che assume oggi un valore ancora maggiore di fronte all’emergenza Peste Suina Africana, come ricordato nel suo intervento da Marcello Periccioli – D.P.V. Azienda USL Toscana Sud Est – che ha anche sottolineato positivamente il lavoro svolto dalla Sezione provinciale FIDC-UCT di Grosseto, capace di contribuire alla formazione, ad oggi, di oltre 1.000 bioregolatori in tutta la provincia.


Le attività di ricerca attiva, prevenzione e depopolamento, insieme all’appoggio logistico-sanitario offerto da numerose "case di caccia", stanno infatti dimostrando quanto il contributo dei cacciatori e delle squadre organizzate sia fondamentale per contrastare l’emergenza sanitaria legata alla PSA.


È quindi necessario superare una lettura che riduca il cinghiale esclusivamente a un problema da eliminare e, contemporaneamente, le squadre a semplici esecutori chiamati a intervenire soltanto nelle fasi emergenziali. Gestire una specie significa conoscerla, monitorarla, individuare obiettivi e strumenti differenti in funzione delle caratteristiche dei territori e delle popolazioni presenti.


Ed è proprio uno degli spunti gestionali emersi dal volume a offrire un collegamento particolarmente interessante con il nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale della Toscana: il principio della zonizzazione e della gestione differenziata in funzione della vocazionalità del territorio.


L’esperienza maturata nella gestione del cinghiale dimostra infatti come individuare aree con caratteristiche e obiettivi differenti, concentrando interventi migliorativi e azioni gestionali coerenti con le condizioni presenti, possa rappresentare uno strumento efficace per la conservazione e l’incremento delle popolazioni dove queste devono essere valorizzate e, allo stesso tempo, per una gestione più incisiva laddove emergano particolari criticità.


Un principio che assume particolare interesse anche rispetto alla fauna nobile stanziale, per la quale il nuovo PFVR introduce una classificazione territoriale secondo differenti livelli di vocazionalità. La sfida sarà fare in modo che questa impostazione non rimanga una semplice rappresentazione cartografica, ma diventi un vero strumento operativo attuato dagli ATC, attraverso interventi mirati di miglioramento ambientale e di gestione calibrati sulle caratteristiche delle diverse aree.


Da Massa Marittima emerge dunque una riflessione chiara: tradizione e futuro non sono termini contrapposti. La caccia in braccata porta con sé una storia profonda, ma anche un patrimonio di organizzazione, esperienza e conoscenza che può continuare a rappresentare una componente importante della moderna gestione faunistica toscana.


Un patrimonio che deve essere sostenuto e valorizzato, non marginalizzato. E GESTIONE: DA MASSA MARITTIMA UNA RIFLESSIONE SUL FUTURO


La presentazione de "Il Cinghiale Italiano" rilancia il valore delle squadre organizzate, della conoscenza della specie e di una gestione differenziata del territorio come sistema virtuoso anche per la selvaggina nobile stanziale.


La presentazione del libro "Il Cinghiale Italiano", svoltasi ieri a Massa Marittima nell’ambito della partecipata iniziativa organizzata da Federcaccia Toscana-UCT insieme alla Sezione provinciale di Grosseto, ha offerto l’occasione per sviluppare una riflessione più ampia sul futuro della gestione del cinghiale e sul ruolo positivo della caccia in braccata.


Ad aprire l’incontro i saluti della consigliera regionale Lidia Bai, già sindaca di Massa Marittima, intervenuta portando anche il saluto dell’Amministrazione comunale, e del Presidente provinciale FIDC-UCT Grosseto Gaetano Zambrini.


L’introduzione del Presidente regionale Marco Salvadori ha messo subito in relazione i contenuti del volume con l’attualità della gestione faunistica e con la fase applicativa del nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale. Salvadori ha richiamato il valore della conoscenza della specie, il ruolo della caccia in braccata e delle squadre organizzate, sottolineando come proprio l’esperienza maturata nella gestione del cinghiale dimostri l’efficacia di modelli costruiti sulla vocazionalità dei territori e su interventi differenziati in funzione delle caratteristiche delle diverse aree. Un principio destinato ad assumere un ruolo sempre più importante non soltanto nella gestione del cinghiale, ma anche in quella della piccola fauna stanziale, dove il nuovo PFVR introduce una classificazione territoriale per differenti livelli di vocazionalità.


Al di là del valore storico, scientifico e culturale dell’opera, proprio i contenuti del libro hanno consentito di affrontare alcuni aspetti di grande attualità per la gestione faunistica.


Ne emerge innanzitutto una difesa argomentata della caccia in braccata, non soltanto come espressione della tradizione venatoria toscana, ma come forma di caccia che conserva una propria utilità ed efficacia gestionale. La conoscenza della specie, anche dal punto di vista biologico, dei suoi comportamenti e delle dinamiche delle popolazioni si accompagna infatti al patrimonio rappresentato dalle squadre organizzate di caccia al cinghiale.


Una risorsa che assume oggi un valore ancora maggiore di fronte all’emergenza Peste Suina Africana, come ricordato nel suo intervento da Marcello Periccioli – D.P.V. Azienda USL Toscana Sud Est – che ha anche sottolineato positivamente il lavoro svolto dalla Sezione provinciale FIDC-UCT di Grosseto, capace di contribuire alla formazione, ad oggi, di oltre 1.000 bioregolatori in tutta la provincia.


Le attività di ricerca attiva, prevenzione e depopolamento, insieme all’appoggio logistico-sanitario offerto da numerose "case di caccia", stanno infatti dimostrando quanto il contributo dei cacciatori e delle squadre organizzate sia fondamentale per contrastare l’emergenza sanitaria legata alla PSA.


È quindi necessario superare una lettura che riduca il cinghiale esclusivamente a un problema da eliminare e, contemporaneamente, le squadre a semplici esecutori chiamati a intervenire soltanto nelle fasi emergenziali. Gestire una specie significa conoscerla, monitorarla, individuare obiettivi e strumenti differenti in funzione delle caratteristiche dei territori e delle popolazioni presenti.


Ed è proprio uno degli spunti gestionali emersi dal volume a offrire un collegamento particolarmente interessante con il nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale della Toscana: il principio della zonizzazione e della gestione differenziata in funzione della vocazionalità del territorio.


L’esperienza maturata nella gestione del cinghiale dimostra infatti come individuare aree con caratteristiche e obiettivi differenti, concentrando interventi migliorativi e azioni gestionali coerenti con le condizioni presenti, possa rappresentare uno strumento efficace per la conservazione e l’incremento delle popolazioni dove queste devono essere valorizzate e, allo stesso tempo, per una gestione più incisiva laddove emergano particolari criticità.


Un principio che assume particolare interesse anche rispetto alla fauna nobile stanziale, per la quale il nuovo PFVR introduce una classificazione territoriale secondo differenti livelli di vocazionalità. La sfida sarà fare in modo che questa impostazione non rimanga una semplice rappresentazione cartografica, ma diventi un vero strumento operativo attuato dagli ATC, attraverso interventi mirati di miglioramento ambientale e di gestione calibrati sulle caratteristiche delle diverse aree.


Da Massa Marittima emerge dunque una riflessione chiara: tradizione e futuro non sono termini contrapposti. La caccia in braccata porta con sé una storia profonda, ma anche un patrimonio di organizzazione, esperienza e conoscenza che può continuare a rappresentare una componente importante della moderna gestione faunistica toscana.


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