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CALENDARIO VENATORIO TOSCANO 2026-2027:ULTERIORI RESTRIZIONI IDEOLOGICHE

  • Immagine del redattore: FIDC-UCT
    FIDC-UCT
  • 22 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

A seguito della recente approvazione del nuovo Calendario venatorio regionale toscano 2026-2027, emerge in tutta evidenza l’ulteriore scelta politico-ideologica, già rivendicata da autorevoli esponenti del WWF Toscano.


Nello specifico, l’eliminazione dal Calendario della specie combattente non appare supportata né dal punto di vista giuridico-normativo, né da quello tecnico scientifico.


Infatti per il combattente la classificazione IUCN globale è “Least concern”, cioè “Minima preoccupazione”, la categoria riservata alle specie comuni e non a rischio.


La Commissione Europea non ha mai chiesto ufficialmente limitazioni alla caccia alla specie, né la redazione di misure specifiche sul prelievo del Combattente in Europa. Peraltro, la specie è stata oggetto di una recentissima analisi scientifica sull’impatto del prelievo venatorio compiuto in Unione europea, realizzata su incarico della Commissione europea dal Consorzio Scientifico della Task Force for Recovery of Birds, che ha concluso che il carniere di combattenti a livello europeo è sostenibile.


Inoltre la specie già si avvale di un regime “limitativo” dei prelievi venatori in relazione al divieto imposto dal DM 17 ottobre 2007 inerente i siti ZPS; e nonostante il "suggerimento" di ISPRA di non autorizzare la caccia sia presente nei pareri sul calendario da anni, la Regione Toscana fino ad adesso aveva sempre consentito la caccia alla specie, motivando adeguatamente la sua decisione, e senza che vi sia mai stato nessun pronunciamento dei TAR contrario a questa decisione.


Curiosamente, proprio quest’anno, in cui è disponibile anche lo studio a livello europeo sui prelievi sopra citato, la Regione Toscana esclude la specie dal Calendario venatorio.


Anche sulla specie pavoncella si paventa una analoga sorte su cui ci opponiamo fermamente poiché la specie è oggetto di un piano di gestione italiano approvato meno di un anno fa, con l'accordo della conferenza Stato Regioni, inclusa la Toscana, e con il parere positivo di ISPRA, che prevede tra le altre cose una limitazione stringente del prelievo. A fronte di questo piano di gestione la regione Toscana aveva reinserito, unica in Italia, già lo scorso anno la specie tra quelle cacciabili.


In accordo al piano di gestione la specie quest’anno è regolarmente inserita nei calendari deliberati di Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Marche e nelle bozze finali in altre regioni, ma è scomparsa dal calendario della Toscana nonostante il parere Ispra per la nostra regione richiedesse solo un approfondimento sui dati relativi al numero di capi abbattibili ma non una sospensiva della cacciabilità della specie.


Alla luce di quanto sopra, e considerando che entrambe le specie erano inizialmente contenute nella bozza di calendario inviata al CTFVN e a ISPRA per i dovuti pareri, appare evidente che la retromarcia della Regione Toscana al momento dell'approvazione del calendario altro non sia che una ulteriore concessione alle componenti animal-ambientaliste presenti nella maggioranza di Governo regionale.


Se nel primo calendario approvato da questa maggioranza i cacciatori Toscani si vedono già privati di due specie cacciabili, cosa dobbiamo aspettarci per i prossimi 5 anni della legislatura?


Si presenta il rischio concreto che in nome del compromesso politico si continui, anche in futuro, l'opera di destrutturazione di quello che fino ad adesso era il miglior calendario regionale italiano, togliendo anno dopo anno quelle specie che i numeri di abbattimenti indicherebbero come di poco interesse venatorio e/o afflitte da presunte sofferenze demografiche, senza tener conto nemmeno della presenza di piani di gestione specifici. Nei prossimi anni la sorte di combattente e pavoncella potrebbe toccare per esempio al moriglione e ad un'altra mezza dozzina di specie di acquatici (che per inciso si abbattono poco non perché in sofferenza demografica, ma perché gli ambienti umidi aperti all'attività venatoria sono oramai ridotti al lumicino), all'allodola, alla quaglia o alle specie oggi cacciabili in deroga.


Erano ben altre le rassicurazioni che avevamo ricevuto alla vigilia delle ultime elezioni regionali!

 
 
 

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